Le malattie della tiroide sono molto frequenti: interessano circa 6 milioni di italiani e, nella maggior parte dei casi, donne in età fertile.

I problemi si manifestano spesso quando la ghiandola tiroidea è costretta a un “super-lavoro”, come succede per esempio nei primi mesi della gravidanza. 

La funzione tiroidea svolge un ruolo fondamentale per la gravidanza. Il suo corretto funzionamento è un prerequisito fondamentale per il concepimento e la gravidanza medesima poiché presiede ad una fine regolazione di numerosi meccanismi di adattamento.

Nei primi mesi di gravidanza, infatti, gli ormoni tiroidei della mamma vengono utilizzati anche per il feto (che ancora non possiede una tiroide funzionante) e ne garantiscono il corretto sviluppo, sia neurologico che somatico.

E’ importante riconoscere un malfunzionamento della tiroide perché è noto che sia l’ipotiroidismo che l’ipertiroidismo, anche lievi, sono correlati alla salute riproduttiva della donna e possono determinare difficoltà di concepimento o impianto, aborti spontanei e altri problemi al feto.

Il ruolo dell’endocrinologo deve essere dunque strettamente sinergico a quello del ginecologo, in quanto il monitoraggio dell’accrescimento e del benessere fetale e del quadro materno sono uno dei punti di riferimento per la gestione terapeutica.

Lo screening della funzione tiroidea non è, ad oggi, universale. Nonostante questo, le linee guida europee ed americane delle principali Società Endocrinologhe sono concordi nel raccomandare la valutazione dell’assetto ormonale tiroideo in tutte le donne desiderose di maternità o in stato di gravidanza (in particolare nelle donne considerate a rischio, ad es. età superiore a 30 anni, obesità, patologie autoimmuni e/o tiroidee concomitanti), oltre che l’educazione tempestiva nelle pazienti affette da patologia tiroidea nota, affinché effettuino il controllo endocrinologico non appena siano certe dell’avvenuto concepimento.

È inoltre assolutamente raccomandata la valutazione della funzione tiroidea nelle donne che presentano aborti ripetuti o non ottengono il concepimento dopo almeno un anno di rapporti non protetti, nonché in preparazione alle tecniche di procreazione medico assistita.

Per valutare la funzione tiroidea è sufficiente eseguire un prelievo del sangue per dosare il TSH, l’ormone che regola la funzione tiroidea. Valori di TSH superiori sono stati infatti associati ad un maggior rischio di aborto e complicanze della gravidanza.

L’eventuale squilibrio è facile da correggere in modo semplice e sicuro, somministrando l-tiroxina per fornire un aiuto alla tiroide. Questo farmaco, se assunto al giusto dosaggio, non ha effetti collaterali né controindicazioni perché è assolutamente analogo alla FT4, l’ormone prodotto naturalmente dal nostro organismo.

Le donne affette da ipertiroidismo che desiderano una gravidanza devono cercare di curare questa malattia prima del concepimento con farmaci antitiroidei, terapia con iodio radioattivo e in alcuni casi con chirurgia.

Le donne affette da ipotiroidismo che desiderano una gravidanza dovrebbero valutare l’adeguatezza della terapia con ormone tiroideo (L-tiroxina) e, appena accertata la gravidanza, eseguire una prelievo per valutare la funzione tiroidea, rivolgendosi allo specialista endocrinologo per adeguare la terapia.

Durante la gravidanza infatti l’assunzione di l-tiroxina deve proseguire e la donna deve fare dei controlli della funzione tiroidea ogni 30-45 giorni perché il dosaggio della terapia va aumentato progressivamente al progredire della gravidanza.

La maggior parte delle donne che ricorrono alla PMA ha un’età maggiore rispetto a quella in cui mediamente si inizia a ricercare una gravidanza spontanea. Poichè il rischio di essere affette da una patologia tiroidea aumenta all’aumentare dell’età, tra le pazienti che si sottopongono a PMA le malattie della tiroide sono particolarmente frequenti. 

La terapia per la stimolazione ovarica ha, inoltre, degli effetti diretti e indiretti sulla funzione tiroidea della paziente, perché aumenta significativamente la produzione di ormoni, implicando così un maggior rischio di sviluppare un ipotiroidismo.

È pertanto opportuno valutare la funzione tiroidea sia prima che dopo le procedure di procreazione assistita, al fine di consentire una tempestiva correzione delle alterazioni e migliorare le probabilità di successo.

Dott.ssa Chiara Carzaniga

Specialista in Endocrinologia e Malattie del Ricambio

Tiroide e gravidanza
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