La gravidanza e il parto sono momenti che segnano inevitabilmente un cambiamento profondo nella concezione di noi stesse. In questi momenti una donna si trasforma in una madre e apprende nuove consapevolezze. Non sempre però questo cambiamento avviene in modo lineare e sereno.

Il parto è un enorme cambiamento fisico, mentale ed emotivo. Nessun altro evento nella vita di una donna sollecita simultaneamente esperienze di gioia, soddisfazione, eccitamento e anche dolore, stress, vissuti di vulnerabilità, pericolo, paura di morire e/o di causare la morte del proprio bambino ed un cambiamento permanente nel proprio ruolo sociale. Tutto questo accade in un breve periodo di tempo. 

L’esperienza del parto è considerata una condizione potenzialmente traumatica, non solo se associata ad eventi oggettivamente traumatici ma anche per il carico emozionale che lo accompagna, per lo stress, il timore del dolore fisico e le preoccupazioni per i nascituro che la donna vive in gravidanza. 

Man mano che si avvicina il terzo trimestre è probabile sentirsi sempre più spaventate e ansiose. Ci si chiede se si è in grado di affrontare un evento come quello che è il travaglio, se andrà tutto bene e se si sarà dei buoni genitori. Non è raro però che queste paure possano diventare più invalidanti e potenti così da farci ricredere delle nostre forze e sicurezze.

Le sensazioni di disagio e malessere psicologico sono frequenti, ma non sempre riconosciute, purtroppo troppo spesso sottovalutate o taciute per vergogna e condizionamenti sociali. 

È normale provare ansia? Cosa mi sta succedendo?

E’ normale avere paura e ansia. Queste paure e ansie in prossimità della data del parto preparano la mamma alla separazione e al momento del travaglio.

Come tutte le paure però possono crescere eccessivamente diventare invalidanti, ossessive ed andare ad influenzare la nostra quotidianità. Diventa quindi un ansia abnorme rispetto ad un evento nuovo e sconosciuto, che si traduce spesso in ansia di prestazione o senso di inadeguatezza: si percepisce un senso di pericolo per se e per il proprio bambino e un  bisogno di controllo che non ammette il non previsto , l’incertezza.

Se qualcosa va diversamente da come la donna se lo era prefigurato o sfugge al suo controllo, la donna sperimenta un senso di impotenza che genera un vissuto traumatico. Purtroppo spesso l’idea di vivere un parto difficoltoso viene vissuto come il timore di essere difettosa. Questo alimenta paure incontrollabili.  

Il timore di non saper tollerare il dolore fisico, vissuto come inatteso ed eterno, la fatica ad accettare l’imprevisto e l’incertezza, porta a sperimentare sentimenti di incontrollabilità, autodifettosità, colpa e vergogna. 

Spesso l’eccesso di informazioni sul parto ha un potere iatrogeno, dando l’illusione di controllo: l aspettativa sociale e l’immagine ideale di come ci si immagina il parto si frantuma, cancella l’illusione di controllo e di un quadro standard di come andranno le cose. Tutto ciò provoca vergogna e chiusura. 

La futura mamma può quindi sperimentare dei vissuti specifici:

  • senso di pericolo (x sè e per il bambino) ,
  • impotenza (sono impotente, per esempio nel sostenere i dolori del parto, alla spinte, al partorire spontaneamente) 
  • mancato controllo sul corpo durante il parto, rispetto al bambino, alla ripresa dopo il parto (non ho il controllo del mio corpo, del dolore, delle mie reazioni emotive , della mia mente, durante il travaglio), 
  • senso di responsabilità/ inadeguatezza rispetto al parto, alle spinte, alla gestione del dolore, al bisogno del neonato, (non sono in grado di partorire, il mio corpo non funziona)
  •  colpa, vergogna, silenzio

La paura del parto solitamente trova delle fondamenta nel livello di ansia generale,  e dove vengono a mancare il confronto relazionale con altre persone.

Essi si manifestano più frequentemente come esito di esposizione a fattori stressanti quotidiani ed a volte anche in caso di precedenti parti traumatici o lutti perinatali può insorgere uno stato d’ansia o di paura intensa. Anche l’attuale situazione pandemica alimenta paure ed angoscia, sopratutto quando gestite in una solitudine relazionale. 

Come affrontare queste paure?

  • Informarsi e iscriversi a corsi di preparazione così da essere più sicure sulle proprie competenze e stringere relazioni con altre mamme, anche a distanza. Il confronto è un valido alleato!
  • Condividere i propri pensieri con il partner aiuta a creare una maggiore intimità relazionale aumentando la sensazione di sicurezza e supporto.
  • Non chiudersi nel silenzio e superare i “blocchi” legati alla vergogna: non siamo delle madri difettose ed incapaci se proviamo emozioni negative o paure incontrollabili.  
  • Concentrarsi sul quotidiano, sulle azioni del presente e lasciare meno spazio ai pensieri sul futuro.
  • Crearsi dei punti di riferimenti: esperti come ginecologhe, ostetriche ,psicologhe possono supportarti e  sostenerti in questa fase e darti indicazioni specifiche su come gestire la situazione: attuare esercizi di grounding e metacgnitivi può aiutare molto le donne a gestire tali vissuti.

Se invece ti sembra che le tue paure, preoccupazioni, ansie iniziano ad essere invalidanti e ossessive un percorso di sostegno psicologico può davvero fare la differenza: un percorso breve di psicoterapia è sicuramente un supporto eccezionale, unito al supporto di figure specializzate quali ginecologa e ostetrica.

Cercare aiuto da uno psicologo non è il segnale di qualcosa che non va in noi , ma è un’occasione per accrescere potenzialità e risorse in un momento bello ma delicato della vita, che porta in sè un bombardamento di emozioni contrastanti.

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Si avvicina la data del parto: come affrontare paure e ansie.
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