Molte volte, presi dalla frenesia di giorni pieni di impegni, dalle attività in cui ci immergiamo o dai ritmi che il mondo esterno ci invita a seguire, non ci accorgiamo che il nostro corpo ci parla.

Ci parla continuamente, attraverso le sensazioni, i segnali, i dolori e le emozioni che costantemente sperimentiamo durante le nostre giornate.

Molto spesso tali messaggi vengono minimizzati, oltrepassati e negati perché spiacevoli o scomodi. In realtà non c’è nulla di più deleterio per la nostra salute psico-fisica che non ascoltarli o allontanarli da noi, perché essi hanno validi motivi per dirci ciò che stanno cercando di comunicare e più li ignoriamo più essi si rinforzeranno, alzeranno il volume, si faranno sentire, anche a costo di trasformarsi in sintomi.

I sintomi come campanelli d’allarme

A volte l’ansia, la depressione, gli attacchi di panico o anche disturbi alimentari, alcune malattie psicosomatiche riguardanti la pelle, l’intestino o problematiche relazionali e sessuali non sono altro che la somma nel tempo di questi messaggi che il corpo ci mostrava e noi non abbiamo voluto ascoltare, decifrare, leggere. Ci avvertivano e ci parlavano di una ferita, di un dolore profondo o di una insoddisfazione che non abbiamo riconosciuto.

Purtroppo (e per fortuna) sono spesso i sintomi a condurre le persone in terapia; sintomi che, seppur fastidiosi e debilitanti, portano a galla i bisogni autentici di quella persona. Con i sintomi infatti, si dice, il corpo comunica e può concedersi un processo di cura. Si parla molto di somatizzazioni: in questo senso laddove non c’è ascolto consapevole di una sofferenza, è il corpo a parlarne.

Corpo e mente, ormai si sa, sono strettamente interconnessi tanto da fondersi l’uno nell’altro, per questo è così importante prendersene cura allo stesso modo. “Mens sana in corpore sano”, scriveva Giovenale: un corpo deve essere sano ed efficiente come supporto ad una mente lucida, elastica e creativa.

Già, tutto vero, ma quanto è difficile!? Come si può dedicarsi alla cura di entrambi? Come farlo, in concreto ed allenare così questa capacità di ascolto di noi stesse e del nostro corpo?

Ogni cambiamento incomincia dalla creazione di nuove abitudini… Iniziamo a ritagliarci volutamente ogni giorno un tempo ed uno spazio per noi, dedicato solo all’ascolto.

Idealmente al mattino potremmo puntare la sveglia mezz’ora prima e in quel tempo dedicarci ad un po’ di yoga, attività fisica e meditazione o alla lettura.

Meditare con costanza, anche solo cinque minuti al giorno, è un’ottima prevenzione in termini di salute e di cura di sé, è uno stile di vita, un atteggiamento nei confronti di se stessi e degli altri, è gratitudine verso ciò che abbiamo e che conta per noi, ha un valore prezioso. “Sii immobile e respira qui” recita lo yoga..

Fermando il movimento ed ascoltando il flusso del mio respiro, nel silenzio e senza fretta, posso sentire il mio corpo: è energico? Spossato, tonico, debole, attivo, dolorante? I miei pensieri corrono veloci o riesco a fermarli, rimanendo nel momento presente? Quali sensazioni od emozioni posso vedere scorrere in me oggi?  Un sogno intenso giunto nella notte mi ha svegliata con una strana inquietudine? Oppure ieri è accaduto qualcosa di inaspettato e dentro di me si sono accese delle sensazioni come entusiasmo, ansia, senso di oppressione? E quale significato mi portano tali sensazioni? Se le accolgo, anziché sgridarmi, esse possono guidarmi in una direzione di rispetto per me stessa e di affetto profondo.

Le emozioni e i pensieri scomodi e dolorosi ci indicano una strada.

La rabbia, per esempio, ci dice cosa troviamo ingiusto e ci offre una spinta a cambiare una determinata condizione, la tristezza ci può dire molto su ciò che ci manca e sui nostri bisogni più profondi.

Solo prendendone atto con coraggio potremo ricercare ciò a cui aspiriamo o iniziare a rendere visibili ed esplicitati tali bisogni. La paura o l’ansia ci avvertono della presenza di un pericolo o di una minaccia possibile, in quel momento: questo ci è utile per imparare a proteggerci ed essere pronti a difenderci, attivi e vigili nella consapevolezza.

Se osserviamo i nostri pensieri e notiamo come siano giudicanti e critici nei confronti di noi stessi, possiamo scegliere di perdonarci ed accoglierci, perché in fondo stiamo facendo e siamo “abbastanza”.

E forse c’è un motivo se sentiamo fatica, noia, disagio nei confronti di alcune situazioni sociali. Molto spesso le nostre fatiche ci parlano della nostra storia e proprio lì ne hanno origine. Sono a disagio con questa persona perché mi sento giudicata? Temo di essere fraintesa? Mi sento invisibile? Se mi accorgo di questi pensieri su di me posso distinguere se davvero sono miei vissuti, magari antichi, o se quella persona oggettivamente mostra degli atteggiamenti critici.

Riconoscere i segnali del nostro corpo.

E spesso il corpo dà un allarme; problemi a digerire e mal di stomaco, coliti… oltre ad indagare a livello medico ed organico perché non fermarsi a riflettere: “Cosa fatico a digerire nella mia vita?”. Le macchie sulla pelle che diviene rossa improvvisamente mentre parliamo in pubblico, il sudore, il battito che aumenta, i mal di testa dopo giornate pesanti in cui abbiamo preteso troppo da noi stessi e magari i pensieri non si sono fermati un attimo…

Quante volte il corpo ci parla! Pensa all’universo femminile ed alla sua affascinante ciclicità, pensa a quanto il nostro umore, il sentirci attive ed energiche, aperte verso gli altri o bisognose invece di raccoglimento seguano il ciclo mestruale, è incredibile ma noi non ci facciamo caso.

Pensa a come il nostro sonno, l’appetito sessuale o il rapporto con il cibo sono strettamente intrecciati alle nostre emozioni ed ai pensieri, a come cambiano di giorno in giorno ed in base alle situazioni!

Pensa a quanto lo sport o il coltivare una passione o fare qualcosa che ci piace davvero o stare con gli amici ci rilassa, ci porta pace e improvvisamente, proprio in quell’ora di musica o in quella gita improvvisata tutto si ferma e siamo dentro al momento presente, dentro ad una risata, ad un abbraccio o a quello che stiamo imparando in quel momento: improvvisamente il corpo si sente libero, vivo, sta bene!

Non siamo abituati a stabilire un collegamento a livello consapevole tra il corpo e la mente, che a volte è anima e spiritualità: perché non ci ascoltiamo!

Perché ascoltare significa fermarsi ed aprire la mente ed il cuore con coraggio a tutte le possibilità, a tutti i messaggi che il corpo, l’inconscio, le emozioni ed i pensieri ci regalano.

A volte parlare con una persona della quale ci fidiamo ci aiuta nel costruire significati e condividere è una scelta che ci porta subito a sentirci non solo più leggere ma anche connesse agli altri. Altre volte è necessario affidarsi ad uno specialista che ci possa insegnare questo processo e che possa aiutarci a guardare “oltre” laddove non riusciamo ad attribuire dei significati. Intraprendere dei percorsi di crescita personale o mettersi in gioco in una nuova passione, in una relazione significativa o un nuovo lavoro ci permette di scoprire nuovi parti di noi, finora sconosciute o represse, e a vederci per ciò che siamo realmente.

In alcune giornate basterebbe il contatto con la natura a metterci in ascolto di noi… uno spettacolo, una preghiera, un buon libro, la musica, un viaggio; tutto può aiutarci se noi vogliamo davvero ascoltarci e conoscerci.

Il processo di consapevolezza

E il processo di consapevolezza e conoscenza di noi è un viaggio lungo una vita, e non si ferma con l’età adulta, anzi!Conosci te stesso” era iscritto nel tempio di Apollo a Delfi. Quando frequentavo il liceo non comprendevo il significato di questa massima religiosa. Ora comprendo che quando si parla di corpo- mente si intende proprio questo: imparare a conoscersi, nel tempo, con pazienza ed amore.

Impariamo dunque a considerare i messaggi del corpo-mente come preziosi amici, saggi consiglieri e compagni di viaggio, che grazie ad una bussola e con una mappa alla mano ci accompagnano alla scoperta del tesoro, che è il nostro benessere e la nostra felicità.

Quante volte ricerchiamo appagamento e soddisfazione acquistando cose che non ci servono, abbelliamo il nostro corpo esteriormente senza capirlo nella sua interezza, siamo bravissimi a spenderci per gli altri e per la felicità altrui ma ci dimentichiamo di noi?

Ricordiamoci dunque di respirare e di domandarci più spesso: “Come ti senti, oggi? Sono qui per te”

ValentinaNeri
Psicologa e Psicoterapeuta

Corpo e mente: come connetterli?