Nove mesi nel grembo materno, nove mesi di contatto profondo ed intenso.

E poi, il parto: da uno a due. In una dimensione nuova, una simbiosi ora in due corpi diversi.

‘Vuole stare sempre in braccio’

‘Dorme solamente in braccio’

‘Se mi allontano si sveglia’

Alcune delle motivazioni che spingono i genitori verso il babywearing.

‘Portare (in inglese Babywearing) significa semplicemente tenere vicino a sé o trasportareun neonato o un bambino piccolo usando un supporto di stoffa. Tenere a contatto con il proprio corpo i neonati è naturale e universale; i supporti per portare rendono questa pratica più facile e più comoda, permettendo ai genitori e a chi si prende cura dei bambini di contenere e trasportare i propri piccoli mentre svolgono le attività quotidiane.’

(Babywearing International)

La fascia diventa quindi un’alleata nell’accudimento del nostro bambino: un abbraccio soffice e colorato per ritrovare quell’intimità dei primi nove mesi, per coccolare, proteggere, avvolgere mamma e bambino.

Un’alternativa al portare in braccio, così da aiutarci a scaricare meglio il peso e darci la possibilità di avere le mani libere per occuparci della quotidianità, della routine familiare, magari del fratellino o sorellina più grandi.

Una costante rassicurazione per il bambino, che a stretto contatto con il corpo della mamma, del papà (o di chi con la mamma si occupa del neonato) trova risposta al suo bisogno primario più profondo: il bisogno di contatto.

‘Ok, ma portare in fascia il mio bambino significa viziarlo? Non si abituerà a dormire da solo? Non diventerà indipendente?’

Capita che i neo-genitori si chiedano se addormentare il neonato tenendolo in braccio e portandolo in fascia possa rappresentare la costruzione di un vizio, la risposta ad un capriccio.

La risposta è no.

Sono sempre più numerosi gli studi che confermano la necessità primaria del neonato di contatto.

Se per un uccellino l’habitat naturale è il nido, per un cucciolo d’uomo l’habitat naturale è il corpo della mamma, questo perchè per natura siamo mammiferi portati, simili da un punto di vista biologico alle scimmie, ai koala, ai canguri.* Alla nascita non siamo in grado di muoverci autonomamente, piuttosto la nostra conformazione fisica è adatta ad essere portati: la posizione della nostra colonna vertebrale, delle anche, tibie, mani e piedi è ideale per aggrapparsi al corpo dei genitori fino alla completa maturazione motoria.

Esther Weber nel suo libro ‘Portare i piccoli’ scrive:

‘Lo stretto contatto, non vizia il bambino, ma lo rende più appagato e sereno.Il bimbo ritrova alcune delle sensazioni sperimentate in utero e ne viene rassicurato. Con la crescita il bambino, avendo potuto sperimentare una base solida e sicura, potrà affrontare il mondo e i nuovi incontri con tranquillità e autonomia.

I bambini portati, infatti, difficilmente diventano dei bambini viziati, piuttosto sono bambini maggiormente consapevoli dei propri bisogni e più capaci di esprimerli, perché sanno di trovare un adulto capace di comprenderli e ascoltarli.

Un bambino ascoltato e soddisfatto nei suoi bisogni più profondi di contatto, rassicurazione, contenimento e affetto sarà poi anche un bambino più sereno, più disponibile ad affrontare nuove sfide e nuovi incontri e quindi più autonomo.’

Vediamo velocemente alcuni dei benefici del portare in fascia:

– la vicinanza continua tra mamma e bambino favorisce la comprensione profonda dei bisogni del neonato, aiuta ad interpretare i suoi segnali corporei.

– I bambini piangono meno e dormono di più.

– L’allattamento viene favorito. Lo stretto contatto stimola la produzione di ossitocina e prolattina.

– La fascia aiuta anche in caso di bambini nati prematuri e di interruzione precoce del legame mamma-bambino

– Favorisce la corretta postura del bambino.

– Promuove il suo sviluppo fisico, motorio e sensoriale. Il bambino interagisce con i movimenti di chi lo porta sviluppando il senso dell’equilibrio e del movimento.

– Il portare in fascia aiuta anche in caso di problematiche legate alle anche.

– Aiuta in caso di ‘coliche’ e reflusso

– Il babywearing è pratico: mani libere, minimo ingombro, libertà di movimento, allattamento discreto, sostegno alla schiena.

– Non è solo per la mamma: il papà, o chi con la mamma si occupa del neonato, può contribuire attivamente all’accudimento del bimbo, consolidando le proprie capacità genitoriali. La creazione del legame padre-figlio viene favorita dallo stretto contatto.

E molto molto altro.

Un corso per imparare ad utilizzare la fascia

Il babywearing è una pratica antica, utilizzata in moltissimi paesi del mondo, con diversi supporti a seconda dell’usanza.

In Occidente l’uso della fascia si è perso nel tempo e per riprendere confidenza e districarsi nella scelta del supporto più adatto, può essere d’aiuto un corso, una consulenza per imparare l’utilizzo corretto della fascia. E’ importantissimo infatti, portare con supporti realmente ergonomici, che rispettino la fisiologia di mamma e bambino e che il bimbo sia portato in maniera sicura, rispettando anche i suoi tempi di crescita, scegliendo di volta in volta la tecnica di legatura più adatta.

‘Da che fascia iniziare?’

Potete scegliere tra fascia elastica e fascia rigida per iniziare il percorso, tenendo presente che la fascia elastica sostiene in maniera ottimale fino ai 6 kg del bambino (circa), poi tende a cedere e permette di portare in un’unica posizione, con una sola legatura in triplo sostegno.

La fascia rigida o tessuta, un telo lungo circa 4.60 m (per iniziare si può scegliere una taglia lunga – 6 o 7) , permette di portare dalla nascita per tutto il percorso, variando legatura e posizioni.

Fascia ad anelli, marsupi e meitai sono alcune delle alternative più veloci rispetto alla fascia tessuta, ma meno versatili in termini di posizioni. In commercio esistono alcuni marsupi e meitai indicati dai primi mesi di vita, ma andrebbe valutato di caso in caso.

Indicativamente sarebbe meglio attendere i 3/ 4 mesi di vita per l’utilizzo del meitai, 5/6 mesi per l’utilizzo dei marsupi strutturati.

Buon portare!

Federica Ometti

Operatrice Olistica Materno Infantile e Consulente Babywearing

Mamma di Micol e Thomas

www.federicaometti.com

*cenni di etologia, disciplina biologica che studia le abitudini e i costumi degli animali all’ambiente.

Babywearing: l’emozione del portare.